PubliStarNetwork Giugno 30, 2007
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Farsi trovare da chi vi sta cercando
Riuscire ad aumentare la visibilità dei siti sul web, al fine di incrementare il numero delle visite degli utenti, è il desiderio di qualunque webmaster o proprietario di un sito web.
I motori di ricerca sono uno degli strumenti migliori per riuscire ad acquisire un’alta visibilità su Internet, in quanto consentono di veicolare gli utenti proprio verso quei siti web che gli utenti stessi sono interessati a trovare.
Visitatori di qualità
I motori prendono in esame le ricerche effettuate dagli utenti e forniscono loro un elenco di siti web inerenti gli argomenti cercati.
Ne consegue che la visibilità di un sito sui motori di ricerca consente al sito stesso di ricevere visitatori che possiedono due importanti caratteristiche:
- Si tratta di utenti “attivi” e “motivati”: da loro parte la decisione di individuare siti web rispondenti alle loro necessità e loro stessi si attivano e investono tempo nell’utilizzare uno strumento (un motore di ricerca) che sperano possa fornire loro informazioni utili.A differenza di quei visitatori ottenuti attraverso altre tecniche di visibilità, dunque (come ad esempio la pubblicità sui siti web), il visitatore proveniente da un motore di ricerca non viene attratto su un sito mentre è intento a fare dell’altro e si sente psicologicamente più “padrone” dei percorsi di navigazione scelti e maggiormente incline a perlustrare i siti autonomamente individuati e selezionati.
- Un visitatore proveniente da un motore di ricerca è quasi sempre un visitatore “targettizato”, ovvero un visitatore interessato ai contenuti ospitati dai siti visitati.
Rendere i siti visibili sui motori
Le tecniche volte a far risultare un sito visibile sui motori di ricerca (a cui ci si riferisce col termine “posizionamento”) richiedono innanzitutto un’attenta progettazione del sito, che deve possedere caratteristiche tali da risultare appetibile sia agli utenti sia ai motori di ricerca.
Si tratta dunque di un processo che andrebbe attentamente pianificato e messo in atto già in fase di progettazione del sito web. Il miglior passo da compiere per risultare visibili sui motori di ricerca è quello di realizzare un sito web di qualità.
PubliStarNetwork Giugno 29, 2007
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PubliStarNetwork Giugno 29, 2007
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La forma di pubblicità più diffusa nell’antichità era il “passaparola”, anche se messaggi commerciali ed elettorali sono stati trovati impressi sulle rovine di Pompei. Con lo sviluppo delle tecniche di stampa, grazie all’invenzione dei caratteri mobili di Johann Gutenberg, già nel XVII secolo i primi annunci pubblicitari cominciarono a comparire stabilmente sulle pagine dei settimanali inglesi. La pubblicità subì un’espansione parallela a quella dell’economia. Le prime agenzie pubblicitarie si incaricavano solamente di procurare spazio sui giornali agli inserzionisti, ma dall’inizio del XX secolo iniziarono ad occuparsi anche dei contenuti dei messaggi.
La pubblicità in Italia
Le origini
La comunicazione pubblicitaria nasce e cammina parallelamente alle esigenze economiche, sociali, politiche e culturali di un paese.
Alla fine del XIX secolo l’Italia era ancora un paese prevalentemente ad economia agricola, con una situazione di povertà molto diffusa e con enormi differenze socio-economico tra il Nord e il Sud del paese ed un’alta percentuale di analfabetismo. Le prime comunicazioni pubblicitarie (al tempo chiamate reclame) iniziano a diffondersi con la nascita dei giornali tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Sulle ultime pagine dei quotidiani, quali la “Domenica del Corriere“, la “Tribuna Illustrata” e l’”Illustrazione Italiana“, appaiono i primi comunicati pubblicitari.
Agli inizi la pubblicità veniva fatta principalmente con solo testi e disegni, anche se la maggior parte della popolazione era analfabeta ed erano molto pochi coloro che potevano leggere i giornali, e la pubblicità era molto semplice ed immediata. Spesso si usavano i verbi all’imperativo: “Bevete..“, “prendete..”, “Al vostro farmacista chiedete..”.
Con la pubblicità murale la comunicazione si sviluppa e grazie all’opera di artisti famosi quali Leonetto Cappiello, Leopoldo Metlicovitz e Marcello Dudovich, diventa una vera e propria forma d’arte.
La SIPRA e la pubblicità nella televisione italiana fino agli anni ‘80 [modifica]
La pubblicità arrivò in televisione italiana il 3 febbraio del 1957, ma una norma della Concessione tra il Ministero delle Poste e la RAI prevedeva che gli spazi pubblicitari non potessero superare il tetto del 5% del tempo di trasmissione totale. Si pensò che una massiccia dose di pubblicità televisiva avrebbe potuto danneggiare gli altri mezzi (giornali, cinema, manifesti, …) che traevano profitto, in parte o del tutto, dalla vendita di spazi pubblicitari. Inoltre la logica del “palinsesto pedagogizzante”, secondo la formulazione di Gianfranco Bettetini, prevedeva pochi spazi per la pubblicità. Le comunicazioni pubblicitarie vennero ghettizzate in un contenitore che ebbe, però, un grande successo e diventò anche occasione di sperimentazione di linguaggi e personaggi, nonché un vero fenomeno di costume: Carosello.
| Coppia vincente |
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Carmencita e Caballero, popolari testimonial della Lavazza in un celebre – e celebrato – Carosello degli anni settanta ideato da Armando Testa |
Carosello conteneva quattro o cinque messaggi pubblicitari di una lunghezza che oggi sarebbe al di fuori del budget di qualsiasi investitore pubblicitario. Al suo interno si raccontavano vere e proprie storie da cui sono usciti modi di dire, personaggi celebri. La gestione degli spazi pubblicitari fu affidata alla SIPRA (Società Italiana Pubblicità Radiofonica e Affini), una società con partecipazione maggioritaria dell’IRI e della RAI, che già esisteva dal 1926 con lo scopo di raccogliere e gestire i proventi pubblicitari per la radio. Questa società ebbe, con l’avvento della televisione, un grande sviluppo e si trasformò in uno degli strumenti più potenti di sottogoverno del Paese e in un organo di censura. Ogni ciclo di spot costava circa 1 milione e mezzo di lire e la produzione era affidata completamente ai privati, ma con la supervisione della SIPRA stessa che poteva decidere sulla messa in onda o meno del ciclo e che, quindi, svolgeva vere e proprie funzioni di censura.
Ma l’importanza che assunse la SIPRA per il mondo politico è legata al poco spazio destinato alla pubblicità televisiva dalla RAI, di gran lunga inferiore a quanto le imprese erano disposte ad investire. Tra domanda e offerta di spazi pubblicitari vi era una forte sproporzione che non poteva essere equilibrata dal libero gioco del mercato perché le tariffe pubblicitarie della RAI erano determinate da accordi tra il governo e gli editori di giornali e venivano tenute basse, al di sotto del prezzo di mercato, sempre per non danneggiare gli altri mezzi di comunicazione. Così la SIPRA, grazie al meccanismo del “minimo garantito” e al sistema del “traino”, in modo del tutto discrezionale, gestiva la pubblicità non televisiva pilotando le concessioni di spazi pubblicitari anche verso veicoli pubblicitari poco appetibili come, ad esempio, alcuni giornali di partito. Il “minimo garantito” consiste nel garantire ai giornali che le affidavano la raccolta della propria pubblicità, ancora prima di iniziare la raccolta vera e propria, delle inserzioni con un minimo annuale. Non riuscendo a procurare l’eccessiva pubblicità garantita a certe testate, la SIPRA ricorreva a una sorta di ricatto: ammetteva a far pubblicità in radio o in televisione quelle aziende che accettavano di stipulare contratti pubblicitari con giornali o riviste. “Qualche anno fa ditte di detersivi dovettero fare pubblicità sul Carabiniere, e la campagna della MiraLanza dell’olandesina finì sulle pagine dell’Avanti!, dove mi pare difficile ci possano essere lettori interessati al prodotto”, sostiene Renzo Zorzi, presidente dell’Upa, l’associazione che riunisce oltre 400 aziende che fanno l’80% della pubblicità circolante in Italia. [...]Stavamo pianificando la pubblicità di una penna alla televisione”, rincara Alberto Vitali, presidente dell’Otep, associazione d’una cinquantina di agenzie di pubblicità, e ci siamo sentiti chiedere 10 milioni di pubblicità di quotidiani, e 12 milioni per il Borghese e Successo”.
In un sistema monopolistico, i clienti si trovano, nei confronti della SIPRA, nella spiacevole condizione di “prendere o lasciare”, così molte aziende erano costrette a vedersi destinare la propria pubblicità su spazi per i quali non avevano interessi.
Questo sistema ha permesso quello che spesso viene rimproverato alla SIPRA, il finanziamento occulto dei partiti, infatti, nel cartello delle testate gestite dalla SIPRA, fino alla fine di fatto del monopolio, vi erano organi ufficiali di partito: Il popolo della Dc, L’Unità e Rinascita del Pci, l’Avanti! e Mondoperaio del Psi, l’Umanità e Ragionamenti del Pli; la pubblicità in esubero nel sistema televisivo indirizzata verso queste testate favoriva economicamente i partiti interessati.
PubliStarNetwork Giugno 27, 2007
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PubliStarNetwork Giugno 26, 2007
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La nostra azienda mette a disposizione servizi per rendere la vostra azienda visibile, intendendo per visibile tutto cio che la tecnologia permette,dallo spazio web agli spazi pubblicitari televisivi,potendo mettere in sinergia gli stessi,ciò significa farli lavorare insieme per lasciare un segno tangibile.
Per informazioni 3483422321 stefanoscaglioni@alice.it

Comunicazione Giugno 26, 2007
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Poiché il termine viene impiegato in contesti assai diversi,dalla filosofia alla sociologia alla psicologia, alla biologia, alla teoria dell’informazione, si rivela difficile offrire una definizione che sia da un lato significativa, dall’altro valida in ogni contesto.
La filosofia si è occupata, nel caso di alcuni pensatori, di svolgere il problema della comunicazione con particolare riferimento alle modalità più opportune di svolgere e diffondere il senso del pensiero filosofico stesso. Esempi di queste riflessioni si trovano in Socrate (Il dialogo: sommo bene) e Platone; il tema è poi trattato esplicitamente in Kierkegaard (Comunicazione d’esistenza)e in pensatori più recenti, come ad es. Wittgenstein o Derrida.
Comunicazione puó significare cosí sia il quotidiano parlare assieme delle persone, sia pubblicitá o pubbliche relazioni. Gli agenti della comunicazione possono essere persone umane, esseri viventi o qualsiasi altra “cosa”: se infatti è colui che “riceve” la comunicazione ad assegnare a questa un significato (Friedemannn Schulz von Thun, Ludovica Scarpa), è evidente come la potenzialitá creativa dell’essere umano possa sempre assegnare significati ad ogni cosa, collegando il sistema comunicazione alle due caratteristiche dell’essere umano: l’ immaginazione e la creazione di simboli.
È tuttavia argomento di discussione se la comunicazione presupponga l’esistenza di coscienza, o se si tratti di un processo che può avvenire anche tra macchine.
Il concetto di comunicazione comporta in ogni caso la presenza di un’interazione tra soggetti diversi: si tratta in altri termini di una attività che presuppone un certo grado di cooperazione. Ogni processo comunicativo avviene in entrambe le direzioni e, secondo alcuni, non si può parlare di comunicazione là dove il flusso di segni e di informazioni sia unidirezionale. Se un soggetto può parlare a molti senza la necessità di ascoltare, siamo in presenza di una semplice trasmissione di segni o informazioni.
Nel processo comunicativo che vede coinvolti gli esseri umani ci troviamo cosí di fronte a due polarità: da un lato la comunicazione come atto di pura cooperazione, in cui due o più individui “costruiscono insieme” una realtà e una verità condivisa (la “struttura maieutica” proposta da Danilo Dolci); dall’altro la pura e semplice trasmissione, unidirezionale, senza possibilità di replica, nelle varianti dell’imbonimento televisivo o dei rapporti di caserma. Nel mezzo, naturalmente, vi sono le mille diverse occasioni comunicative che tutti viviamo ogni giorno, in famiglia, a scuola, in ufficio, in città.
Il concetto di feedback, o retroazione, centrale nella cibernetica, ha un ruolo fondamentale anche nei processi comunicativi. Possiamo individuare nella qualità della retroazione, e nel modo in cui il feedback viene valorizzato nel processo comunicativo nel suo complesso, un segnale per una “buona comunicazione”. In tal caso si puó dire che il significato di una comunicazione sta nel suo risultato – ed è indipendente quindi dalle intenzioni dei partecipanti (come accade di dover sperimentare amaramente nella vita quotidiana). Vedi anche la voce: ascolto.
Visibilità Giugno 26, 2007
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Avete mai riflettuto su cosa pensa del vostro sito chi lo visita?
Se sì, allora siete sicuramente sulla buona strada, perché avete raggiunto la consapevolezza che se non comunicate bene i vostri prodotti e servizi, di clienti su Internet ne vedrete ben pochi. Chi naviga, legge e si ferma quando i contenuti sono chiari e l’informazione è interessante. Vi contatta solamente se siete stati in grado di conquistare la sua fiducia, se avete fatto emergere i suoi desideri, se avete fatto leva sulle sue esigenze e la sua immaginazione.
Ma quanti sono i siti con tali caratteristiche?
Pochi, anzi pochissimi, una rarità. La differenza tra chi comunica bene e chi comunica male non è data solo dallo scrivere correttamente in Italiano. Il colore, lo stile, il registro, le idee di marketing sono altrettanto fondamentali.
Tutti, ad esempio, utilizzano la parola “gratis” in Internet (anche se si sa che di gratis c’è ben poco). Ciò nonostante, c’è chi riesce ad essere più credibile rispetto ad altri. Quanti link esistono, del tipo: “chi siamo, cosa facciamo, i nostri prodotti” che vengono consultati dalla concorrenza o dai fornitori piuttosto che dai clienti?
Nella maggior parte dei casi non servono a nulla, ma si mettono perché non si hanno le competenze per scrivere contenuti ed informazioni più interessanti.
Vi domanderete allora perché tutti cercano di fare il sito “bello” e nessuno quello funzionale e che rende. Semplice: il sito “bello” costa poco e si fa in fretta. Quello che funziona, si fonda invece su idee e strategie di marketing ben precise, testi resi credibili attraverso limature continue, immagini che stimolano l’immaginazione, formule che sintetizzano la convenienza di un acquisto. Insomma, il sito che funziona, lo ormai avrete capito, costa di più e non sono molti quelli capaci di realizzarlo. Un proverbio dice che chi più spende meno spende. E’ vero, lo sanno tutti, ma forse alla gente piace l’illusione di spendere di meno. E su Internet la storia non cambia.







